venerdì 19 aprile 2013

Estasi










Teresa d'Avila:




«Noi non siamo angeli, ma abbiamo un corpo.
Voler fare gli angeli, stando sulla terra, è una pazzia; ordinariamente, invece, il pensiero ha bisogno d'appoggio, benché talvolta l'anima esca così fuori di sé, e molte altre volte sia così piena di Dio, da non aver bisogno, per raccogliersi, di alcuna cosa creata.
Ma questo non avviene molto di frequente». 






L'esperienza mistica riguarda il rapporto della persona con Dio. Il concetto di esperienza in realtà è di alquanto difficile definizione, come è stato sottolineato in altri luoghi. Se è vero che l'esperienza del divino produce nella persona un'esperienza passiva dell'azione di Dio sull'anima, è altrettanto doveroso ricordare come non sia essenziale per parlare di stato mistico (cfr. purificazione passiva, notte dell'anima). Pertanto, la passività, per quanto fondamentale, non è assoluta e non è per sempre: l'anima, si è detto, reagisce in modo vitale sotto la mozione dello Spirito, consente la volontà cooperando alla sua divina azione in una maniera libera e volontaria.







Teresa D'Avila 
( Edward Lazansky.)
















giovedì 18 aprile 2013















Cosa ancora più grande di tutte queste, ci è stata data l'umiltà; essa veglia su tutte le altre virtù, è la grande e santa potenza di cui si rivestì Dio quando venne nel mondo (cf. Fil 2,8). L'umiltà è il baluardo delle virtù, il tesoro delle opere, l'armatura di salvezza (cf. Ef 6,11), il rimedio per ogni ferita. Dopo aver preparato i tendaggi di bisso, gli ornamenti preziosi e tutti gli arredi del tabernacolo, li si ricoprì con una tela di sacco (cf. Es 27,9-16; Gdt 4,11-12). L'umiltà è cosa minima davanti agli uomini, ma preziosa e stimata davanti a Dio. Se l'acquistiamo, calpesteremo l'intera potenza del nemico (Lc 10,19). È detto infatti: Chi guarderò se non l'umile e il mite? (Is 66,2).

[San Pacomio, Catechesi a proposito di un fratello che serbava rancore, in Placide Deseille - Enzo Bianchi, Pacomio e la vita comunitaria, Edizioni Qiqajon, Magnano (Biella) 1998, pp. 179-215 (p. 208)]












Eros










A far capolino nei testi socratici ritorna sempre, come figura di demone mediatore, Eros , identificato con quella forza demonica che consente all’uomo di elevarsi verso il sovrasensibile.


Kylix 510-500 a.C. (-Museo Archeologico Nazionale di Firenze-)

Eros deve la sua natura intermedia ai suoi natali: egli è infatti figlio di Poros, ossia il dio dell’espediente e della capacità di acquisire, figlio di Metis, dea della perspicacia; e di Penia, dea della mancanza e della povertà. Eros trasse i caratteri della madre e del padre mediati in modo sintetico e poiché fu concepito durante la festa di Afrodite, divenne suo seguace e ministro. Ecco come Platone descrive le caratteristiche di Eros desunte dai suoi genitori: “Dunque in quanto Eros è figlio di Penia e di Poros, gli è toccato un destino di questo tipo. Prima di tutto è povero sempre ed è tutt’altro che bello e delicato, come ritengono i più. Invece, è duro e ispido, scalzo e senza casa, si sdraia sempre per terra senza coperte, e dorme all’aperto davanti alle porte o in mezzo alla strada, e, perché ha natura della madre, è sempre accompagnato con povertà. Per ciò che riceve dal padre, invece, egli è insidiatore dei belli e dei buoni, è coraggioso, audace, impetuoso, straordinario cacciatore, intento sempre a tramare intrighi, appassionato di saggezza, pieno di risorse, filosofo ricercatore di sapienza per tutta la vita, straordinario incantatore, preparatre di filtri, sofista. E per sua natura non è né mortale né immortale ma, in uno stesso giorno, talora fiorisce e vive, quando riesce eni suoi espedienti, talora, invece, muore, ma poi torna in vita, a causa della natura del padre. E ciò che si procura gli sfugge sempre di mano, sicchè Eros non è mai né povero di risorse, né ricco”.



Correggio 1527-28, EDUCAZIONE DI CUPIDO (National Gallery, London) - particolare.


Nel discorso tenuto da Socrate nel Simposio, Eros viene descritto come un essere «intermedio» tra brutto e bello, fra cattivo e buono, perché è sempre alla ricerca del bello e del buono, essendone mancante. Il termine “intermedio”, che viene utilizzato per spiegare la natura dei demoni in generale, e di Eros in particolare, indica ciò che sta a mezzo fra due opposti: infatti, ciò che è intermedio, pur non essendo negativo, non è neppure positivo, in quanto include in sé negativo e positivo, anche se è più vicino al positivo che al negativo. Però Eros è ancora di più: oltre che “intermedio”, è anche mediatore: è forza propulsiva che collega gli opposti e porta sempre più vicino al termine positivo. La tesi secondo cui Eros implica mancanza di cose belle e buone e ha desiderio di esse proprio perché ne sente il bisogno, comporta, come conseguenza, che non sia nemmeno un dio, perché un dio è partecipe delle cose belle e buone in senso totale.


Quadro intero


Se non è un dio, non può quindi neppure essere immortale. Per spiegare la sua condizione tra mortalità e immortalità, Diotima, sempre nel Simposio, ricorre anch’egli al concetto di “intermedio”  : « Eros è un gran Dèmone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale. » (Platone, Simposio 202, D-E)
Ma, come abbiamo spiegato, il suo potere, è soprattutto quello di essere mediatore fra ciò che è divino e ciò che è umano: “Ha il potere di interpretare e di portare agli Dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli Dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli Dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo. Per opera sua ha luogo tutta la mantica e altresì l’arte sacerdotale che riguarda i sacrifici e le iniziazioni e gli incantesimi e tutta quanta la divinazione e la magia. Un dio non si mescola all’uomo, ma per opera di questo dèmone, gli dei hanno ogni relazione e ogni colloquio con gli uomini, sia quando vegliano, sia quando dormono. E chi è sapiente in queste cose è uomo demonico; chi invece, è sapiente in altre cose, in arti e mestieri, è uomo volgare.”








Bisogna innanzitutto ricordare come la differenza tra dèi e dèmoni consiste nel fatto che il dio manifesta la totalità del mondo, ossia l’intero dell’essere, in quella particolare dimensione che gli è propria; il dèmone, invece, ha una potenza circoscritta a un ambito specifico particolare. Ma per quanto riguarda Eros, non è così scontato ricorrere a questo tipo di distinzione: infatti, Eros ha una dimensione che riguarda la totalità dell’essere. La sua differenziazione dagli dèi, si può spiegare facendo riferimento al termine intermedio che implica in Platone, una distinzione di gradi differenziati dell’essere: Eros si presenta quindi come essere intermedio tra l’essere eterno del mondo ideale e l’essere in divenire del mondo sensibile. Queste due sfere, che Platone aveva profondamente separato nella sua filosofia, allontanando del tutto gli dei dall’uomo, trovano il loro punto di contatto attraverso la teoria dell’Amore. Come scrive Krüger: “Se non c’è un amore di Dio verso gli uomini, che è la grazia, il quale supera il baratro che li separa, allora solo la potenza di un desiderio autonomo, l’amore demonico dell’uomo, che lo spinge, insoddisfatto, al di là di ogni cosa mondana, può condurre a Dio, o quanto meno, può voler condurre. In luogo di Cristo sta, nel «mistero» della filosofia platonica, il mediatore Eros, e questa è la dottrina propriamente «teologica» di Diotima.”
Proprio la natura “intermedia” di Eros comporta la sua identificazione con il Filosofo. Gli dèi sono già sapienti, e in quanto tali non possono avere desideri di sapienza perché la posseggono per intero, e quindi non fanno Filosofia che è appunto ricerca incessante di sapienza. Ma neppure gli ignoranti fanno Filosofia, in quanto non hann sapienza, ma sono convinti di averla, quindi sono convinti di non averne bisogno, e, di conseguenza, non hanno alcun desiderio di ciò di cui credono di non aver bisogno. Pertanto, filosofo è chi sta in mezzo fra sapienza e ignoranza e tale è appunto Eros stesso. Scrive Platone: “ Infatti la sapienza è una delle cose più belle e Eros è amore per il bello: per ciò è necessario che Eros sia Filosofo, e, in quanto filosofo, che sia intermedio tra sapiente e ignorante. E causa di questo è la sua nascita: infatti, ha il padre sapiente pieno di risorse, e la madre non sapiente e priva di risorse”. Questa descrizione di Eros serve anche a comprendere la sua identificazione con Socrate quale perfetto uomo erotico.




Come scrive Krüger nel saggio Ragione e passione: “La filosofia è un «mistero», perché è un amore puro, appassionato. E quest’amore è il desiderio, inappagabile nel mondo, della sapienza quale può possedere solo un essere divino; e viceversa: Filosofia è l’essere afferrato dalla potenza demonica di un tale amore, non il sapere banausico di un razionale dominio del mondo, ma l’inquietudine di ciò che è lontano, per l’essere che è veramente divino, che solo è sapiente. Come l’Eros in generale, in quanto potenza indigente è simile all’uomo, così anche in quanto dèmone filosofico è simile all’uomo filosofico: si è sempre osservato che la descrizione fisica di Eros scalzo ricorda la figura di Socrate. È l’Eros, tuttavia, la potenza da cui dipende la natura indigente dell’uomo. Non possiamo quindi comprendere Eros solamente come una raffigurazione di Socrate, ma dobbiamo, al contrario, comprendere Socrate, in quanto uomo dèmonico secondo l’immagine di Eros.”









Spiritualità nel D/s










contributi al dibattito -due.













 
  " Questo anello ti impegna alla  sincera e serena umiltà, all’obbedienza incondizionata,  affidato ad un'inesauribile fiducia nella tua dominante, e a un fervente desiderio -ma senza egoistiche esagerazioni emotive- per diventare uno schiavo."  -Da un rituale per accettare un sottomesso alla formazione iniziale di  schiavitù. -

 



 

Sebbene il D/s  assoluto sia l'espressione di un bisogno istintivo e primordiale di sottomissione molto più completo rispetto al ruolo erotico tradizionale di D/s, esso si estende al di là del nostro rozzo imprinting animale nel cuore stesso della nostra razionale anima umana.  

Il sottomesso assoluto non solo desidera la schiavitù ma ne ha bisogno, al fine di raggiungere o migliorare il proprio sviluppo e l'identità. Il dominante assoluto migliora il proprio sviluppo ed identità attraverso la dominazione e la schiavitù, del suo (dei suoi) sottoposto/i.
Questo bisogno di schiavitù, questo cosiddetto "imperativo.. oscuro" che governa la sottomissione naturale è evidente a tutti i livelli di esistenza, l'istintuale, l'emozionale e l'intellettuale. 
In altre parole, la schiavitù è una vocazione, comparabile e uguale ad una tipica chiamata religiosa. Ad una vocazione religiosa o propensione.. tensione spirituale.





Come per tutte le altre vocazioni, la propensione alla schiavitù non è automatica. Deve essere attentamente esaminata e, quando si trova ad essere autentica, nutrita e guidata. A differenza di molti altri livelli di sottomissione erotica, la schiavitù (assoluta) è principalmente di natura spirituale. Condivide la maggior parte dei suoi aspetti fisici e materiali con gli approcci più superficiali dello stile di vita, ma non riconosce la sessualità come il veicolo principale per, figuriamoci se come obiettivo di, di una sottomissione profonda e pervasiva destinata a svilupparsi in schiavitù reale.





Avendo stabilito che la schiavitù è una vocazione, la somiglianza tra una vita in schiavitù e la vita monastica diventa semplice. Entrambe sono contemporaneamente introversa ed estroversa, contemplativa ed attiva, spirituale e materiale. In entrambe, le energie di un aspetto della vita - apparentemente in contrasto con l'altro - sono così canalizzate da consentire un'armonia di sviluppo, in cui ciascuno dà la forza per l'altro in modo che insieme diventano più della somma delle loro parti componenti. Soprattutto, però, il modus operandi ha i due perni del servizio e della massima riduzione dell’ego.






E 'importante tenere a mente che, a prescindere dal suo status di collarizzato, uno schiavo sottopone principalmente per la sua propria natura. L'apparente paradosso di introverso / estroverso viene alla luce - e viene risolto - quando questo fatto di base è capito. Che richieda un elemento reale e concreto, una messa a fuoco esterna della sua sottomissione, cioè la dominante, non altera il fatto che, a livello spirituale, la sua sottomissione è essenzialmente introversa. Si potrebbe dire che attraverso la dominante il dominato si sottopone a tutto l’universo per delega.





La pratica religiosa contiene una serie di elementi sadomaso, dalla penitenza, allla confessione e l'assoluzione, la servitù, l'astinenza e un tempo la flagellazione. Di gran lunga la maggior parte, se non tutte, le religioni contengono rituali di questo tipo, progettati per mettere a fuoco lo spirito e migliorare la sacralità dell'individuo. Se allarghiamo  il punto di vista, la magia della religione è BDSM: usa molti degli stessi contenuti ed elementi. Se, come ipotizziamo qui, le pratiche magiche sono sadomasochiste, ne consegue che le pratiche sadomaso sono magiche, nel senso che sviluppano, estendono, poteri, ed aprono spazi ai territori del non convenzionale, sia nel campo del piacere che in quello spirituale. Il motivo per cui il BDSM sembra così tanto un atto sacro è semplicemente che si tratta anche di un atto sacro, cioè che contatta il divino.

L'evocazione e l'esperienza del divino, del sacro nel BDSM sono primari come i mezzi attraverso i quali essi sono ricercati. C'è una dualità nella pratica BDSM che affianca da vicino quella della pratica religiosa, in alcuni casi così strettamente che la simbologia utilizzata è la stessa. La discesa nella sottomissione intreccia la questione pratica di “incontrare”… avere una figura semidivina, più propriamente un daimon, reale come proprio completamento e controparte e a cui sottoporre la propria sottomissione, con la propria auto-riduzione (mentale, cerebrale ecc. egotica). Affidarsi a un “dio”. TUTTI… gli dei sono proiezioni.
Così come per la dominante  questo è entrare nella divinità, aprirsi alla propria anche divinità, incarnare ed accedere alla divinità che è in noi, portare-essere la divinità nella vita materiale. Darsi… alla divinità offrendo ad essa la propria carne, offrendosi a Lei. Altro modo di perdere importanza personale, di essere strumento, di essere posseduto dal divino.

Lo schiavo, mentre è battuto, conferma la propria forza e il servizio, quando è umiliato, si eleva in statura e potenza; mentre è bendato egli vede tutto, legato egli è liberato (affrancato) dai legami della carne, come viene punito così (e lì) lui viene contemporaneamente assolto,liberato,  e così via.





E 'importante sottolineare che ciò che si intende qui è un'esperienza del divino, non della divinità. Dominanti non sono propriamente divinità, e nessuna quantità di riferimenti alla propria Padrona come a una dea cambieranno questo fatto. Il ruolo del dominante è più paragonabile a quello di un sacerdote che incarna, sacralizza e fa da tramite, da rappresentante di dio… nella tradizione cristiana. Vale a dire, un essere umano tra gli umani che guida la comunità (anche a due), compreso se stesso, in una sottomissione incarnazione più approfondita e rispettosa di ciò che è santo. Il sacerdote è un vaso di santità, il legame tra comunità e il divino; che lui stesso possiede né più né meno di qualsiasi altro. Se alla dominante vengono attribuito poteri speciali di qualsiasi tipo, essi non sono magici in sé e per sé, ma piuttosto al massimo in rara armonia con il creato, in generale, e alla sua stessa natura in particolare. Questo non è diverso da i poteri di uno sciamano, che è un individuo particolarmente dotato e percettivo certamente, ma non sovrumano. Anzi: super…umano; la perfetta umanità. La dominante è la Donna perfetta, la donna che supera la quotidiana umanità. La perfeziona, la raffina, diventa regina di una trasformazione alchemica che trasforma anche sé stessa e le cose attorno, trascende e perfeziona la sessualità, il piacere, l’accesso a stati altri di consapevolezza e di coscienza, liberando dal meccanismo dello scambio il comune accadere.
Facendo saltare i lucchetti della rappresentazione e ripetizione del mondo del vivere comune.

Quindi i meccanismi del BDSM sfruttano denominatori comuni  anche a tutte le tradizioni religiose. Il rituale BDSM può essere prevalentemente di (e con) espressione sessuale, tuttavia l'obiettivo non è la gratificazione di per sè, ma la pratica dell’estasi. Il BDSM è,  al di sopra e al di là di un semplice  bisogno fisico è lo sforzo della psiche per rendere il sesso anche un sacramento; sacro. Solo attraverso la comprensione e l'accettazione del valore sacramentale (e sacro) della sottomissione lo schiavo diventa vero. Per lo stesso motivo, naturalmente, diventa santo, cioè correlato al divino, unendo l’abiezione santità, alla divinità. Cioè… umano.

Unisce (uniscono lui e La Dominante) i prodotti (e le pulsioni) più terrene, i fluidi umani (la ciprigna… il mestruo, lo sperma, il sangue) il dolore, il sudore il piacere… all’estasi mistiche, agli stati rarefatti e rapiti, allo sbalordimento allo stupore, al potere del divino, assoluto, fondono e fanno gli uomini, gli umani, sospesi fra cielo e terra, dei, e animali. Rozzi, e raffinati: uomini, in carne sangue e piacere. Ed insieme ascendono a strati alti dell’atmosfera, a luoghi di montagna di erbe e rocce, al silenzio delle vette, da cui guardare giù a valle.







Il BDSM se è sacramentale e santo non è - e non potrebbe mai diventare - una religione.  Può tuttavia essere incorporato in uno stile di vita religiosa, e per coloro che sono così inclinato è così che può e che deve essere. Qualunque complicazioni dogmatiche sorgono nel processo, è indiscutibile che né sottomissione né la dominanza possono esistere a parte (o in posizione parallela)  agli altri elementi che compongono la vita umana. Non importano  le condanne retoriche di altri che probabilmente hanno capito particolarmente bene né il BDSM né la propria religione, non ci devono essere deve essere conflitti fra le varie parti nella mente stessa del sottomesso. E 'fondamentale egli sia dotato dei mezzi necessari per praticare la “vita religiosa” come elemento naturale della sua sottomissione.

L'importanza di perseguire la schiavitù o praticare il BDSM  per chi ha una vocazione per esso è evidente. La grande quantità di duro lavoro necessario per raggiungere questa profondità di sottomissione è solo marginalmente più scoraggiante che starne fuori. Come molte persone religiose e sottomessi e dominanti naturali simili hanno scoperto nel corso dei secoli, produrre la mansuetudine (e la mitezza, il servizio) nel/del dominato per il dominante (delle due parti dell’umanità, e nell’incontro, nella realizzazione del divino) richiede una volontà di ferro. Tuttavia, nonostante queste difficoltà - e più enfaticamente in contrasto con le opinioni prevalenti nell’ortodossia BDSM - la schiavitù non può mai essere un obiettivo a sé stante. Nessuna vocazione che viene perseguita per se stessa ha valore.







L'umiltà appresa nel collare (ed imposta a chi porta il collare) dovrebbe rappresentare, incarnare.. mostrare il punto di vista da cui tutta la Creazione è vista. Lo sguardo che si riesce a produrre nel dominato dovrebbe essere lo sguardo (la campionatura dello sguardo, dello stupore e della vista con cui si guardano le cose del mondo, e il fatto che lui le incarni perennemente dovrebbe essere un segnale, una luce guida a cui poter accedere, per guardare fuori, guardare “il fuori”; una fune un corrimano a cui la dominante può accedere continuamente, può stringere nel proprio pugno.). La forza derivata da uno stile di vita REALIZZATO e spiritualmente gratificante deve essere messo a disposizione di tutti coloro che ne hanno bisogno. La resistenza sviluppata sotto i rigori del dolore, del castigo e lavoro, del somministralo e del riceverlo, dovrebbe tradursi in tolleranza e pazienza di tutti coloro che pensano e agiscono in base ad altri valori - anche coloro che vorrebbero negare la legittimità o validità dello stile di vita BDSM. L'acuta consapevolezza della propria identità attraverso la meditazione e l'esame della propria  modalità (dominante o sottomessa) dovrebbe portare ad una maggiore comprensione di - e in tal modo anche il rispetto- per le diverse culturale e morali. L'obbedienza e abnegazione che sono le caratteristiche distintive di ogni schiavo naturale dovrebbe essere ampliato per includere non solo un Master o una Mistress, ma l'umanità in generale. Così come il dominante dovrebbe capire che il suo è solo un modo (fra l’altro complementare ad altri) per realizzare la danza della vita, l’unione degli opposti, la realizzazione e pratica delle energie spirituali e sessuali,  non il MIGLIORE.

Senza questi, l'intero viaggio nella schiavitù e della schiavitù sarà privo di significato, senza valore e moralmente vuoto.


mercoledì 17 aprile 2013

Storie...





per feticisti delle scarpe.

cioè... biografie veneziane .











 SEGALIN..



















donne...
veneziane e foreste


























Le vezzosette piante
scalze e senza coturno
toccando la vicina umida sponda
si lavavan nell'onda
 ...
il mar con mormoranti baci
a lambirle il bel piè  stendea la lingua...



GIOVAN BATTISTA MARINO (1569-1625)  - Arianna-



-stessa serie d'acquisti.








il vecchio Segalin abita in rio marin, nella calle dell'hotel basilea. e la Marina Actv è stata una sua allieva.

martedì 16 aprile 2013

Lifestyle Dominazione/sottomissione (D/s) assoluta.






contributi al dibattito..
















In nessun luogo quanto nel BDSM le opinioni personali vengono vendute come un fatto inconfutabile. Questo non è forse molto strano in uno stile di vita che si caratterizza per non avere autorità riconosciute, linee guida appena percettibili e standard non universalmente definiti; solo sentimenti viscerali. Molte persone sono immediatamente disturbate da qualsiasi cosa non si adatta ordinatamente in una scatola o in un grafico. A causa di questa mancanza di definizioni omogenee, nessun approccio allo stile di vita è stato più incompreso - anzi spesso deliberatamente diffamato - che il lifestyle assoluto. In assenza di qualsiasi tentativo di definirlo, immaginazioni iperattiva hanno avuto campo libero, tanto a scapito della vita D/s in generale come pure ad imbarazzo di coloro che sono riusciti solo a dimostrare la propria ristrettezza mentale .

L'aggettivo "assoluto" è definito dal dizionario come: "completo, senza restrizioni; indipendente".
Sulla base di ciò, l'interpretazione del termine "assoluta Dominazione / sottomissione" potrebbe sembrare ovvia… ma non lo è. L’"Assolutismo" nello stile di vita si riferisce alla piccola minoranza  all’estrema fine dello spettro di D/s, dove finisce la fantasia e la realtà comincia.
D/s  Assoluto non è una scuola organizzata di pensiero con i suoi dogmi associati. Si tratta, al di sopra e al di là di ogni altra cosa, di una pratica, il modo con cui alcuni di noi perseguono il nostro lifestyle. In effetti, la minoranza assoluta non solo contiene un certo numero di approcci diversi, ma forse la più grande diversità trovata ovunque nello spettro del BDSM.

Tuttavia, è ovvio che un determinato approccio per essere veramente assoluto deve essere conforme nelle sue caratteristiche salienti alla definizione di tale nozione. Quindi questo non è un tentativo di definire lo stile di vita in assoluto in tutte le sue profondità, perché sarebbe impossibile, ma di formulare quei relativamente pochi punti di vista e le pratiche che sono comuni a tutti coloro che chiamano il loro stile di vita e le loro relazioni ..“Assoluto”.  Questo saggio può solo sperare di coprirne le ossa scarne, per così dire.





Il “D/s Assoluto”  non è una cosa che noi facciamo tutte le volte che "vita reale" ce lo “permette”, perché esso per noi E’ la vita reale.
Si tratta di uno stile di vita, il fondamento di tutto ciò che facciamo, e tutto ciò che noi siamo.
Dominio e sottomissione sono imperativi naturali  e non consapevoli “scelte”; essi sono guidati dall'istinto e non da un desiderio. Non vengono “per gradi”, ma o sono, o non sono. La realtà è la parola chiave nel D/ s assoluto e non può, in fondo in fondo, essere vero in parte. Dominanti e sottomessi assoluti non separano la D/s da altre attività, perché essa non è una attività in sé e per sé.
Le nostre propensioni per la dominazione o sottomissione non possono limitarsi a qualche struttura o contesto specifico perché sono congenite, non acquisite. Noi dominiamo o siamo sottomessi non perché vogliamo farlo, ma perché “non possiamo non farlo”, quando SIAMO LIBERI DI FARLO. In breve, le dominanti naturali e i sottomessi nascono, e non lo diventano.

Né la D/s assoluta è semplicemente un capriccio sessuale. Non è una variazione su un tema erotico, e la gratificazione sessuale non è il solo senso dell'esercizio. L'oggetto di D/s assoluto non è il piacere, ma il compimento. La sessualità può essere - ma non lo è sempre - un ingrediente e ( quando lo è) diventa un mezzo, non un fine. Anche nella sua forma più intensamente fisica, l'obiettivo di S/m all'interno dell’Assoluto D/s non è l'orgasmo MA L’ESTASI. I meccanismi naturali che attivano le risposte a cui ci riferiamo genericamente come dominio e sottomissione sono differenti ma altrettanto primordiali dagli impulsi o stimoli  sessuali ai quali essi sono tradizionalmente - ed erroneamente - attribuiti.
Hanno anche valenze e dimensioni sessuali, sapore e dimensione sessuali Ma “superano” (o si estendono) anche oltre l’ambito prettamente sessuale e sono piacere (piaceri) del Sé, anche OLTRE… la sessualità.
 



La principale differenza tra dimensione convenzionale  e D/s assoluto è sottile ma fondamentale.
La Dominazione/sottomissione convenzionale si svolge nel quadro del giorno per giorno.
Si mantiene la libertà di scegliere tra una qualsiasi di una miriade di categorie e le intensità di dominio e sottomissione - a volte anche spostandosi avanti e indietro tra queste e la dimensione di queste - ma né l’abilità né il desiderio  di perseguirle in modo coerente o totalmente.
Al contrario, lo stile di vita assoluta integra il giorno per giorno nel quadro del dominio e della  sottomissione. Esso persegue dominio e sottomissione del tutto, perché è la principale forza motrice in ogni aspetto della vita; ma senza la libertà di scegliere, perché il percorso di ogni persona è già stato indirizzato per loro dalla loro natura.

La sottomissione convenzionale è centrata su una particolare persona e per la maggior parte dei casi solo in determinate circostanze ed entro certi limiti. Può essere realizzata e revocata a volontà, ed è spesso soggetta ad un certo numero di condizioni predefinite. Vi è una netta distinzione tra contesti e attività come il lavoro e la famiglia sono di solito considerati al di fuori dell’ambito o della portata della stessa sottomissione. Il D/s  convenzionale è un tradizionale rapporto di coppia in cui il dominio e la sottomissione, per quanto importanti e definiti possano essere, sono solo uno dei diversi componenti.

La sottomissione assoluta invece, è centrata su se stessa e rimane costante in tutte le circostanze.
 E’ incondizionata ed illimitata, e non vi è alcuna distinzione tra contesti in quanto uno è uno schiavo sempre e in tutti i modi. Il rapporto Mistress/schiavo (come nel D/s assoluto sempre si tratta) non è un tradizionale rapporto di coppia, ma una simbiosi, in cui dominio e sottomissione non sono solo le caratteristiche che definiscono il rapporto, ma il rapporto puro semplicemente. Il risultato, dove la sottomissione di solito cresce per amore nella D/s convenzionale e tradizionale , nel D/s assoluto l’amore nasce a volte (o di questa si nutre) dalla sottomissione. E dalla Dominazione naturalmente.
(Cioè… una Dominante AMA il proprio schiavo, in quanto è proprio SCHIAVO.
Lo schiavo AMA LA PADRONA in quanto è la sua PADRONA. )





Uno schiavo è di proprietà nel senso più letterale del termine. E’ un bene, un patrimonio, un possesso: un  beni mobile, bestiame; una merce - i termini sono tanti quanti sono quelli politicamente scorretti.
Mistress e schaivo NON sono una coppia, non sono partners non sono soci; non sono a distanza uguale, in qualsiasi modo, condizione o forma, e un rapporto assoluto di Padrona/schiavo è più simile in genere a uno di proprietario /animale domestico (meglio, animale ammaestrato) che a uno persona/persona.




Come per tutte le altre proprietà, il proprietario può disporre del suo schiavo del tutto come crede, senza eccezioni. Non c'è nessuna trattativa prima di accettare un collare; La Dominante impone i suoi termini e l’aspirante schiavo li raccoglie o li lascia. Non vi è alcun consenso parziale o temporaneo, ma è totale, una volta-e-per-tutte, e irrevocabile. Lo schiavo assoluto perde tutti i diritti umani e privilegi, e non ha altro - per non parlare di "superiore" - dovere o obbligo, che servire e obbedire alla sua proprietaria, in ogni momento, in ogni modo, e al meglio delle sue capacità. Poiché il consenso dello schiavo è permanente e globale, il concetto di abuso all'interno di un rapporto di M/s diventa privo di significato. Tutto ciò che accade è del tutto giustificata per il semplice fatto che la proprietaria vuole che accada.

In questa luce persino la nozione di "BDSM sicuro" che viene spesso proposta in varie forme diventa una contraddizione di termini. Noi non facciamo “una scena" in senso tradizionale, perché le distinzioni intrinseche nel concetto non si applicano a questo caso, a questa “vita”; perché la vita stessa è (sarebbe) una lunga, ininterrotta "scena". Non usiamo safe-word-, e la sottomissione  e il consenso deve comprendere la possibilità che potrebbe arrivarne anche la morte, in condizione di schiavitù. E 'una fonte di grande mistero per me che molti che consegnano  quotidianamente la loro vita  con serenità e leggerezza nelle mani di estranei, in auto, in aereo, che chiedono un intervento chirurgico o semplicemente vanno a  mangiare al ristorante chiedano, ed insistano in un elenco di sistemi di sicurezza lunga più di un braccio con la persona a cui pensano di sottomettersi.






La caratteristica più evidente della cappa dello schiavo assoluto è che è primariamente orientata al servizio e praticamente indifferente a quello che potrebbe essere ottenuto in cambio. Lo schiavo assoluto trova la sua ragion d'essere al servizio della sua Padrona, e la sua identità nella sua massima diminuzione. Il termine TPE (Total Power Exchange  Totale Permuta di Potere) che è generalmente considerata come la più dura forma del rapporto tradizionale D/s non può valere in assoluto per la M/s, perché il rapporto Mistress/schiavo è una simbiosi, e contrariamente al comune malinteso una  simbiosi non è uno scambio. E’ un particolare rapporto ospite-parassita in cui entrambi sono contemporaneamente ospite e parassita l'uno all'altro. Ogni symbiant offre qualcosa di cui l'altro ha bisogno, ma lo fa spontaneamente, “passivamente”, semplicemente esistendo - anzi a volte come un sottoprodotto della stessa azione di ottenere quello di cui ha bisogno. Al contrario, uno scambio richiede intenzionee ed è subordinata ad un rapporto prestabilito fra il dare e il ricevere.

Nel Mistress/slave assoluto il defluire di potere  è uno solo, e a senso unico; dal sottomesso alla Dominante, e il dare e avere del potere non sono condizionati da  eventuali condizioni esterne o da circostanze. L'empowerment e la serenità  dell’abito da schiavo assoluto non sono dati in cambio della sua sottomissione, ma gli vengono da dentro di sé, abilitati ad uscire, a venir fuori per  di una serie di possibilità  di  vita ed opzioni che sono state consegnate alla dominante.

Per questo motivo, il Lifestyle assoluto confuta la frequente affermazione del BDSM tradizionale che la sottomissione è un dono. Questa nozione è un nonsenso diluito al livello o tipo di sottomissione, ma nell’Assoluto diventa addirittura un assurdo. Un dono è qualcosa che viene dato incondizionatamente e senza aspettarsi nulla in cambio, in caso contrario si tratta di una transazione. Un sottomesso ottiene non solo indietro quello che lui dà, ma riceve di più. Lui si sottomette, non perché lo sceglie, ma perché è istintivamente costretto (o indirizzato) dalla sua stessa natura a farlo, e dalla Dominante riceve la possibilità di essere sottomesso. In altre parole, lui dà alla Dominante tutto quello che lui è, mentre la Dominante rende possibile il suo essere tutto ciò che lui è. Tutto ciò che un sottomesso mette in un rapporto Mistress/schiavo torna sempre a lui in forma raffinata e aumentata.

Inoltre, dato che la sottomissione è in primo luogo nella propria natura, per cominciare non è offerta alla dominante, così come quello che Lei dà indietro non avviene attraverso un deliberato atto di volontà da parte Sua. Quindi non ci può essere né si può parlare di uno scambio o di un dono, ma di vere dinamiche di una relazione Mistress/slave: automatica e indipendente da qualsiasi sforzo cosciente da parte dei due partecipanti.







Va sottolineato che un sottomesso tradizionale non è uno schiavo assoluto fallito, né è uno schiavo assoluto è un super-sottomesso. La differenza tra la sottomissione tradizionale e la cappa di schiavo assoluto non è né quantitativa né qualitativa, ma sono due insiemi mente nettamente separati, le cui caratteristiche comuni sono al meglio superficiali. I praticanti dello stile di vita assoluto sono una minoranza molto piccola dello spettro BDSM - ad una stima prudenziale, non più del 5% circa del totale della comunità BDSM - ma non avendo né scelto né lavorato per raggiungere questo status di minoranza, sarebbe ridicolo per noi considerare noi stessi come una sorta di élite. Allo stesso modo, è sbagliato considerarci per coloro che si trovano in altre parti dello spettro  come quelli fondati su fantasie o addirittura malati, come alcuni dei maggioritari convenzionali ci hanno chiamato.

Non siamo né meglio né peggio di chiunque altro, ma siamo diversi e ci opponiamo a chiunque voglia negare questa  differenza o ci derida per questo. Dominanti assoluti e sottomessi sono gli unici che veramente vivono D/s come stile di vita completo. Non c'è niente di sbagliato con il gioco di dominio e sottomissione; niente di sbagliato con l'essere sessualmente eccitati da fantasie di master/mistress e slave. Ma è clamorosamente ingiusto  mettere nella stessa categoria sia quelli che realmente sono che quelli coloro che pretendono, o giocano ad esserlo.