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mercoledì 13 giugno 2012

Sogni, magia









E’ straordinaria questa “magia” di oggi, questa incredibile ... coincidenza.
Questa del furto della borsa della spesa, del suo ritorno. Questo viaggio dell’Irene verso la fine di questa sua esperienza; questo passare della gente a salutare, a volte come brezza o breve colpo di vento. Come battito d’ali della virata un corvo.
Come fiore che si schiude, telefono che non funziona, come incontro che giustifica la memoria, e due bicchieri in osteria. Come passaggio, e testimonianza del passaggio che noi siamo; come intreccio.







Non so se Madame vi sia abituata, ma per me sono cose strane e meravigliose: cose rare.
Non è che ad ogni passo l’universo, risuona e ti dice “Io ci sono.” Anzi non lo dice quasi mai per fortuna.
Eppure ogni passo, ogni volta che accade, è la conferma e la dimostrazione
1-    Che sempre e nulla è separato, come diceva Trismegisto. Che quello che succede dentro succede fuori, che quello che accade dentro te stesso è quello che accade nell’universo fuori, nell’universo mondo. Non è neutro e non son cazzate.
2-    In un modesto modo, che quanto ti arrivano segnali, giochi di parole associazioni, aneddoti improbabili o finte ruberie… quando l’universo ti beatifica di un cenno o di un segnale, di un modo di uno scherzo di un sorriso (ed il sorriso dell’universo possono essere schiaffoni, bracci che volano o piedi/gambe che ti vengono strappati –l’Universo è brutale, anche, come dolcissimo e mite, e non va tanto per il sottile, con i suoi segnali-), se congruo o d’armonia… è segno –modesto-, di riconoscimento di una qualche armonia. Di centratura, o di un fare non in distonia. In generale. Che l’universo non fa regali a nessuno, ed ogni segnale è una Perla preziosa, più delle reliquie di un Buddha. 
1- Che gli analisti non hanno tanta strada nello spiegare il mondo. Rimane la certezza dell’incomprensione, e la gioia e beatitudine di un segnale, di un contatto di una connessione. Di un parlare di chi sa a chi non sa, né di che cosa, di una certa bonomia.
2- E quindi piccola, consueta, mai garantita, usuale magia. Meraviglia della sfera di vetro dentro una goccia di rugiada, che riflette il mondo.

E se il segnale tu lo cerchi nel viadotto dell’autostrada, (ad esempio... in Val Clarea) e non lo vedi non lo apprezzi nella disàmara di un acero, caduti nel sentiero che percorri, ecco corri il rischio di non trovare mai niente, nonostante tutti gli scontri.
Nulla è diretto e tutto è collegato, in questa straordinaria e misteriosa magia… del vivere migrando, lungo una strada in salita. O in discesa o quale che sia, senza sapere quale sia il risultato. Ma riconoscendo senso, ragione o armonia, anche se non approvati. Casi, interconnessioni, stretti pertugi e canali obbligati, i cui segni casuali, come briciole nel bosco di Pollicino… (quando non c’è pane nei boschi...), sembrano piccole luci verdi che si accendono lungo il cammino. Poi, come nei presepi, per una che si accende giusta in una casa, la successiva, legata allo stesso filo invisibile e nascosto fra l’erba, si illumina in un prato qualsiasi o dislocato, senza nessun significato.
E quindi magia è la Magia, non spiegata.
Compresa quella di oggi e dell'irene. Felice.










E quindi ci si specchia nel mondo, senza ragione e senza sapere. E tutte le volte che questo ci riconosce, è un segnale,
A noi di dargli peso e ragione. Piacere, significato e valore.
Sbagliando o azzeccando senso o traduzione, ma ascoltando il profumo dell'aria e le stranezze dei suoi suoni, del suo odore.

Dalla magia ai sogni.





E come nello specchio i sogni... riflettono perfettamente la realtà.
Cosa inusitata e vera. Stranissima per niente, per nulla.. banale. Insignificante, comune.
I sogni dello schiavo sono pieni di BDSM, sono SOLO Bdsm, quelli che ricorda.
E, fatto ancor meno automatico, sono PIENI di BDSM e... pieni di Madame.
Potrebbero avere altri soggetti e contenuti, o altri soggetti per gli stessi contenuti. O gli stessi soggetti in altri contesti e contenuti.
Ed invece, ed è quasi incredibile nella sua banalità, nella sua semplicità, lo schiavo si immerge di Bdsm nei sogni, e sogna di, e con, Madame.
Questa notte c'era una fiaba, cenerentola o biancaneve, insomma una di quelle tre più classiche, e maggiormente conosciute -perchè i sogni restano sogni, sballati ed incomprensibili, non coerenti o congruenti...- con un sapore di fondo, che è una percezione di realtà.
E questa percezione di realtà è una realtà, un mondo di BDSM, vero come sono veri i mondi dei sogni, ASSOLUTAMENTE veri e senza dubbio su questo. Cioè la vicenda sarà strampalata ma si è convinti che quel mondo sia reale, e non c'è nulla di strano in tutto ciò.
Insomma c'era quesat fiaba da risolvere o che non si risolveva, in un mondo reale-normale in cui di solito le fiabe non sono elementi o problemi materiali.
E questo mondo, in cui il problema con la fiaba (che non ricordo) si è posto come novità e dopo un intreccio successione di eventi... ha ritrovato la sistemazione.-soluzione della fiaba in sospeso... ERA IL MONDO REALE, il mondo Bdsm con la Padrona PADRONA, e lo schiavo il sognatore... SUO SCHIAVO, con le tensioni e paure, desideri obblighi e devozioni, sprezzature, ordini ecc.. del mondo reale.

E questo accade OGNI volta che lo schiavo ricorda i sogni, da tempo.

Mai successo in vita sua.
Che la Padrona gli entrasse costantemente nei sogni. Vorrà dir qualcosa...



(Oltre che ne è innamorato. Come Padrona. Come schiavo della Padrona...
come schiavo di una deliziosa Mistress. Che si fa ogni giorno più densa e piena. Naturale. Lady in Bdsm, senza remore e senza rete.
Con le peggiori intenzioni in questa società di debosciati.




Buon pomeriggio Madame.










Disamare di Acer tataricum

martedì 12 giugno 2012

Considerazioni















Lo schiavo si sentirebbe più definito (e in una condizione più rappresentativa, equilibrata)
se quando viene legato ai polsi.. o gli vengono posti o imposti i bracciali...
gli fosse messo o dovesse portare anche il collare.

  



Anche se non "serve a niente".
Anzi, esattamente perchè non è così. Ed è esattamente il contrario.
Ritiene anche per la Padrona, ma SICURAMENTE per lo schiavo .
E' l' "insegna" in qualche modo della schiavitù. Della proprietà, del possesso.
E' appartenere ed essere posseduto, come persona, animale o oggetto.
E' non essere Padrone di sè stesso. E' non potersi opporre (resistere) a nulla, 
subire qualsiasi cosa. E' essere legato oltre le mani e i piedi: è essere totalmente,
completamente e mero oggetto, possesso della Padrona e del suo Piacere . Del Suo Potere, del Suo diletto.
E' essere schiavo e servo della sua Padronanza , e del Suo potere Sessuale, femminile.

Come essere senza collare, ma in modo più risolutivo e intenso.
E', finchè c'è il collare, "non può essere diversamente". Nulla può uscire da quel cerchio di sottomissione, nulla può non passare per quel possesso.


E questo è ciò che percepisce anche la Padrona, senza alcuna descrizione o ragionamento. Solo vedendolo o, senza vederlo, sapere che è lì.
E che serra il collo del suo SCHIAVO.

Quando non è possibile (o non vuole) tutto funziona lo stesso. Ma quando è stretto attorno al collo... è come averlo chiuso con un lucchetto. Come tenere quel dominato in una gabbia.. che gli imprigiona la mente, chiudendogli o cingendogli il collo.


Quando è legato o ha i polsi cinti (e lo schiavo amerebbe... che fosse ogniqualvolta  è possibile) lo schiavo si sente più legato, più prigioniero, meno libero e più... schiavo..
con il collare. Avere i polsi e il collo (ed eventualmente anche i piedi o le caviglie) chiuse da cerchi della Padrona.... rende lo schiavo più esternamente, materialmente, inequivocabilmente schiavo..., e forse anche la Padrona PIU' PADRONA.


questo nel a dal punto di vista, di percezione di vita e di vissuto dello schiavo.
per quel poco che vale. Lui, e il suo vedere.




Un inchino a Madame.



giovedì 7 giugno 2012


Uno, chiedo scusa per ieri.
Due, chiedo scusa per ieri.
Tre, chiedo scusa per ieri.

E ancora
, ancora chiedo SCUSA PER IERI.
E non... perchè venga -o possa venire- scusato.
E non ...perchè questo schiavo abbia tanto spazio... d'indipendenza personale (tanta personalità, tanto spazio per l'individualità) per potersi permettere di chiedere scusa, di porgere le proprie scuse... alla Padrona.

Ma solo per dire: mi dispiace; sono molto dispiaciuto.
E, tanto per essere cortesi (cortesi nel modo,  nell'intenzione), e per essere puntuali, togliamo questa "parità", o presenza, affermazione d'individualità personale.
(Non siamo "soggetti paritari...": non abbiamo, siamo, usiamo ugualmente lo stesso soggetto: siamo
"PADRONA, e  schiavo".)

Questo schiavo è fermamente dispiaciuto di quanto è accaduto ieri sera.









E vorrebbe esprimere questo dispiacere.
Seriamente, vorrebbe intervenire su questo: vorrebbe intevenire seriamente su questo.

Darsi, donarsi alla Padrona, anche se quello che lui può dare vale poco. Quello che vale, che ha valore, è quello che si prende, la Signora.
RingraziarLa, per tutto ieri sera... per il SUO "prenderlo" nel letto, per farlo "Suo ".
E per fuori dal letto, sul pavimento, e sul divano.
Per l'indulgenza, di volersi lo schiavo. E per l'indulgenza nell'atteggiamento che ha asssunto dopo.

Questo schiavo è mortificato, di quanto ha fatto e di quanto dopo è accaduto.

L'ha guardato. Si E' guardato, e vorrebbe consegnare questo sguardo, nudo, alla Signora.
Nudo sia lo sguardo che lui: esposto, offerto.. assegnato.

Offrirlo, come offre sè stesso, per essere.. SUO.   DI LEI, appartenerLe.
Come una SIGNORA, UnA PADRONA,  può  avere uno schiavo.
Possedere uno schiavo.

E partire da questo, dal Suo essere SIGNORA e PADRONA ... per fare qualsiasi cosa. Decidere/deciderSi... ogni altra persona. A ( con) ogni altra persona, situazione o cosa.

Finchè vorrà continuare ad essere padrona, e possedere uno schiavo.
Poi farà lo stesso... ma senza essere Padrona, e senza avere uno schiavo. Quello, o un altro.
Ma fintanto... "questo" schiavo Le appartiene, in quanto tale .
E l'adora, precisamente in quanto Lei, e PADRONA. In quanto LEI-PADRONA .
E non desidera altro, che essere trattato da schiavo.
Per il Suo piacere, la sua eccitazione, eccitabilità, la Sua violenta.... attraenza sessuale: seduzione sessuale, sensuale... da Padrona. Percepita anche dai più lontani spazzini. Dai coleotteri, agli uomini.
Che poi questo si trasformi (o raggiunga) il PIACERE... dipende da Lei.
Non dalla devozione dello schiavo.




Ma per quanto riguarda questa... (e l'appartenenza, e l'essere.. schiavo) c'è stato ieri sera, per quanto poco valga, alla Padrona.
Come tutte le cose "molto", per lo schiavo. Per esserLE schiavo.

Non tanto per il momento "del tappeto", del "letto", del SUO Piacere e del trattare lo schiavo da schiavo... quelli sono tutti momenti assoluti, istanti in cui lo schiavo è propriamente schiavo, e la Padrona SESSUALMENTE PADRONA, con tutto il Piacere che ne viene, ed il poco dolore.
Trattandosi di una storia di una storia Bdsm, o meglio S/M, per quanto poco possa voler dire.

Sul film, o sulla Dominazione, che del Bondage (eventuale) qui o adesso non ne parliamo. Come diceva la Padrona: "Un acronimo... non ci costringe a nessuna cosa. Il Fdsm potrebbe essere, forse solo in questo momento, una sigla migliore. (dopo l'arrivo del pacco, e di qualche metro o chilometro di corde o cordini, magari ne riparleremo. O di un bondager incontrato un giorno in fondamenta.)
L' F come Fetish diceva, ma anche come FemDom...Sadomaso. Come F/m  Femmina/e (Femminile) maiuscolo,  Dominazione e sadismo. Il masochismo lo trascuriamo, è sottomesso e non è significativo, importante e diventa  maschio (o maschile) sottomesso e minuscolo. 
FEMMINA DOMINANTE / sottomesso maschio, ulteriormente.
Ma abbandoniamo i giochi di sigle.
Apprezzando il lato Fetish.. della Padrona. Come ogni altra iniziale che Le compete.


Le spiegazioni di ieri sera sono "Scuse.." anche, oltre ad essere tutte cose vere.
Puntualmente, precisamente vere.
Ne ho trascurata una, che serve come esempio, o indicatore.
...Dopo ottocento baci (più o meno... ma il numero potrebbe non essere impreciso) dati su una calza, si ha l'impressione che le labbra vengano via via abrase, dalla fibra. Ovvio che non ci si accorge dopo cinquanta baci, ma dopo 800... dati per lo più nello spazio di mezz'ora, tre quarti d'ora, non in.. due mesi... diventa una consistenza reale.
Che sembra non debba mai finire.
-e questa non è un'invenzione, o un'idea.-
Ma... (ed è un ma grande come una casa)... questo è un problema per lo schiavo, dello schiavo, in cui non centra (non deve centrare ) NULLA LA PADRONA. Sennò diventa una scusa.

Lo schiavo può chiedere attenzione (oppure può andare avanti tutta la sera, e farlo successivamente. Tanto non muore. E neppure gli viene il labbro leporino... per così poco. Si compri del burro cacao, a posteriori. Non rompa i coglioni.). Oppure... (meglio) trovi una soluzioni. Diminuisca la frequenza, o aumenti la delicatezza dei baci. Non strofini le labbra (anche se serve a poco... è proprio la pressione delle labbra, propriamente il dare il bacio, sulla calza. In maniera che venga sentito, da una persona distratta che guarda un film, non distesa ad occhi chiusi e concentrata solo su questo)... si inventi qualcosa. Testi i vari tentativi, non come una macchina da test, ma passando delicatamente da un modo all'altro. ed ascoltando le reazioni della Padrona. (Se.. ci sono).
Al di là di questo (e di infinite ipotesi o soluzioni..) questo NON può diventare motivo di ribellione, anche se inconsapevole o non deliberata.

Lui DEVE tenere in mente, avere nel bruciore delle frustate si potrebbe dire (ma questo attiene alla generosità, e puntualità, radicalità diciamo e "concentrazione" della Padrona. o a una Sua trascuratezza o letargia, ad una fideistica svagatezza o a pigrizia giovanile, primaverile. Chi più ne ha più ne metta, sulle possibili caratteristiche del metodo -e dell'intensità- educativa-propedeutica della Padrona: Lo schiavo non la può impugnare, pretendere. per quanto la Padrona la possa scontare.)
... che la cosa IMPORTANTE, il FULCRO della situazione, è che lui è schiavo e la Padrona è PADRONA. E che TUTTO IL RESTO... discende e serve, è obbligato a questo registro, verità e condizione assoluta e fondamentale. labbra o non labbra, mezz'ora o trequartid'ora, 800 baci e due film, mille baci ed un cortometraggio... tutto questo E' INDIFFERENTE (dev'essere indifferente, INSIGNIFICANTE) per lo schiavo, legato SOLO al fatto CHE STA SERVENDO LA DI LUI PADRONA. MUNITA DI FRUSTA (SE VOGLIAMO, certo che se la sente... nella carne o sulle chiappe se la ricorda di più, come il piacere della Padrona. Se sono costanti, entrambi... per lo stupido schiavo è più facile da ricordare, costantemente, di essere prima schiavo e dopo, molto dopo, tutto il resto.).
La frusta lo aiuta a servire. Non a volere. Che il "voler" servire combina disastri. A differenza del "DOVER" servire, che è l'unica pratica che dà qualche BUON risultato. Oltre che Piacere, alla Padrona.

Ieri sera... al di là delle "scuse"... (tutti motivi veri. La stanchezza, la trama del nylon [forse quella del film..] la posizione presso-prona, dopo cena, e mille altre stupidate..) si è trattato di una ribellione.
"Reattanza", come insegnava la Padrona.
E lo schiavo ne è mortificato.
In sostanza, per mille comprensibili ragioni, e per giustificati motivi "esterni" e che fortunosamente collimavano, si è trattato di una "resistenza" forse, più che di una ribellione. Che lo schiavo riconosce, cioè vede un po' distante, e che confessa "a posteriori".
E questa resistenza-ribellione è... ai voleri della Padrona.
(Ed ai PIACERI della Padrona. Che in quel momento però non vengono ricordati, notati. Lo schiavo pensa "Io." Io sono scontento, io non sono d'accordo, A ME cascano le labbra.. IO mi infastidisco.
E non "ALLA PADRONA PIACE QUESTO -senza arrivare magari al precisamente, e risolutivamente, "alla Padrona piace ANCHE questo... che io mi infastidisco, che non ne ho voglia, che sono stanco. Che rutto e mi rimane la cena sullo stomaco... anzi piace che.. CHE A LEI PIACCIA, anche questo, E' PIU' IMPORTANTE. Di questo stesso"
E ad ogni passaggio-pensiero-percezione l'Io diventa più importante. Non importa se lo sfregamento delle labbra (la posizione inginocchiata ecc) non sia cambiato di un millimetro: è importante che l'Io l'ha rilevata, come poco piacevole per lui, e non è successo niente. Non è stato ascoltato, non è stato attivato un meccanismo di risposta-soddisfacimento delle sue istanze. Che non vengono integrate, ma rimangono invece trascurate. L'Io.. dello schiavo figuriamoci, diventa il TIRANNO, e lo domina invece di dominrlo la Padrona. Rendiamoci conto che da questo non ne esce nessun piacere, per NESSUNO dei due... ma questo non ha nessuna importanza. L'importante è opporsi, ed opporre al piacere, alla Bellezza della PADRONA, al Suo  vivere il Bdsm, alla situazione che ne discende ed alla fortuna di esserLe vicino, di servire... una così bella Donna... la Sua Sensualità, Il Suo Afrore, Il Suo Piacere, il godere della situazione di dominazione che vuole... il fatto che lo schiavo non è chiamato a vedere il FILM, le sue situazioni scabrose. 
Il Film... diventa più importante della Padrona.
Non è vero: è lo schiavo, L'IO dello schiavo.. che diventa più importante della Padrona: cosa pessima e perniciosa.
cioè.. semplicemente la situazione che Lui vuole. E questo è più importante della stessa situazione.

perchè poi, durante la notte, si scoprono gli altarini.
Che consegno alla Padrona.






Cioè... che cosè che chiude, come in un collare di ferro la questione?
E' che ieri sera lo conosciamo, più o meno.
Leggiamo che.. la Padrona faccia lavare i piatti (compito solo doveroso, e civile..) è già vissuto con disappunto... quasi una seccatura.
(Questo non è riprovevole, se l'uomo è stanco è ha dormito tre ore -e questi sono solo cazzi suoi, poteva andare a dormire prima. questa non è colpa del mondo, e TANTO MENO della Padrona, che non ha neanche nessun dovere di "capirla".. di starci attenta. Infatti.. non è mica la Badante... dello schiavo. Ne E' LA PADRONA.
Se lo schiavo lo prova, lo sente lo riconosce, e lo mette a posto. cioè al SUO posto. Dietro ad essere schiavo.. della Padrona. Che Lei ha detto questo.: questo risolve la questione.
Schiavo non è VIP, o divo dello spettacolo. Stella di prima grandezza, se ha un pelo incarnato.
E' schiavo, e basta. E BASTI. Quindi NON che senta fastidio, repulsione delusione, ma CHE NON li collochi... al giusto posto. Che non collochi sè... e LA PADRONA nel giusto ordine, giusta importanza. GIUSTA SCALA GERARCHICA.
In cui un capriccio, fosse pure SOLO UN CAPRICCIO, della Padrona vine PRIMA. INFINITAMENTE PRIMA.. di QUALSIASI desiderio, o necessità dello schiavo.
Tale da non essere nemmenonon dico messa, ma considerata in discussione. A una distanza TALE da NON SFIORARE... nemmeno... quello che la Padrona vuole, o dice. O Le pare.. persino. Di voler credere o ordinare.)

Leggiamo... che poi chiami lo schiavo, per il Suo piacere, ad essere presente (ora, col senno di poi,  la descriviamo così...) alla visione di un film, che Vuole vedere.
Che inizialmente -o a un certo punto, o dopo poco.. lo schiavo non ricorda- gli faccia vedere due o tre scene... e che lo schiavo riconosca un film che "lui" ha suggerito, del quale la Padrona ha detto (o lo ha liquidato) "Non MI INTERESSA..", e che sia un film (uno dei pochi? tanti? film..) "a tema" -BDSM si intende-.
E che poi.. preferisca Le piaccia,  cambi idea, chissà? (o forse era esattamente quella? Sadica al massimo.) di tenere lo schiavo SOLO a farsi baciare i piedi, incessantemente, mentre LEI si guarda il film...

Fa dire allo schiavo (ALL'IO dello schiavo): "Ma perchè IO no?"
E poi rispondersi: (LUI, che nessuno gliel'ha detto, promesso, anticipato): "Sarà fra un po'..."
E poi non è mai... fra un po'.
Che (L'io dello...) scopra... : "Non lo vedrà".. che scopra che ottocento baci, dati a una gamba non del tavolo, di legno, ma uguale (per l'importanza che viene data all'IO dello schiavo che bacia), solo di carne; che abbia la cena fintamente nell'esofago (non è mica vero, me lo crede.. fino a farlo diventare vero).. che non abbia dormito; che questa storia nel suo ego pretenzioso sembra che durerà.. all'infinito ( sicuramente... fino all'ultimo fotogramma del film) che ecc ecc...
lo fanno resistere, ribellarsi, vomitare. Quasi, tutti e tre.
Che la Padrona spenga il film e diventi sollecita, accarezzandolo come accarezza la coperta di Snoopy e temendo gli abbia preso un attacco di malaria.. mortale, di mussato anofele con la febbre del beri-beri (nel frattempo i mussati beccavano lo schiavo, solidali [che non lo beccano "mai"]... col suo Io) ecc, insomma che questo interrompa l'atmosfera (come quando si incendia la pellicola nei cine veri, quelli una volta, e nel cinema paradiso..) questo l'Io dello schiavo lo voleva, ma lo schiavo non lo sapeva. Voleva solo un po', tanto, di importanza personale.
Poche frustate!" giudicheranno i miei scarni lettori. e forse anche la Padrona, e lo schiavo .. lo sostiene.
Ritenendo sempre più di essere pazzo, per "sperare" frustate che poi gli fanno male.



Ma fin qui, o tutto questo, è bene o male conosciuto.
verrebbe da dire: "Certo! lo schiavo voleva (si aspettava) di vedere un film (proposto da lui, sul tema... ecc), questo non è accaduto.. e lo schiavo si è incazzato (si è sentiro male, ecc>).
Ovvio. non "legittimo" ma comprensibile, giusto. Al di là dell'Io o dell'ego.

Il problema è questo (sopraggiunto stanotte, ricordato stanotte. Messo a fuoco come uno schiavo davanti al plotone d'esecuzione stanotte): che quando la Padrona vuole lo schiavo per fargli assistere a un film, questo dice: "Che palle! Va ben che mi toca (che devo) ma che rottura di scatole.
Cosa mi interessa a me dei film. Preferirei essere qui per terra... a baciare i piedi alla Padrona.
Che noia: perchè non mi fa stare per terra, a baciarLe i piedi?"

Cioè: LA PADRONA HA SEMPRE "TORTO"... lo schiavo ha sempre una giustificazione. che fatalità è il contrario di quello voluto dalla Padrona.
cioè... è lo schiavo che, indifferente a come stanno andando le cose... "vuol" fare di testa sua, o come vuole "lui". Senno si inalbera o si incazza. va a cercare la nausea in fondo al mare, capace che muore piuttosto che fare quello che vuole la Padrona.


Visto questo, è detto tutto.
Già ieri sera lo schiavo aveva intuito di essersi messo con i piedi in un posto sbagliato, ma stanotte ha visto pure quanto prende in giro la storia, la Padrona ed infine la situazione, e per ultimo anche sè stesso, con questa schiavitù.. sotto suo controllo e a sua discrezione.


Già ieri sera chiedeva scusa, ed umilmente... di essere sottoposto di nuovo reiteratamente... e "continuamente" a fare quello che non vuole, non si aspetta, non desidera. Imposto.. con il sorriso della Padrona e.. le Sue mutande bagnate in una mano. E con la frusta nell'altra. Usando più questa che quella... se possibile. (Cosa che lo schiavo... NON DESIDERA.. AFFATTO).
Di essere realmente e materialmente umiliato, in questo senso. Messo in conflitto (o meglio, non messo in conflitto, che il conflitto non esiste: fronteggiato) dalla Padrona: costretto a fare quello che non vorrebbe. Per e con il piacere, PADRONALE, di farglielo fare.
Per poter imparare, ESSERE COSTRETTO A IMPARARE, a fare quello che vuole, piace, ama, decide la Padrona, come servo solo del Suo Piacere, e non come parte contrattuale in causa.

Che a non essere schiavo, ne rimane per primo mortificato.
A privarsi del Piacere della Padrona, per primo deluso.
A non servirLa, e a non essere trattato come schiavo, per primo desolato.

perchè riconosce qualità e valore nel SERVIRE LA PADRONA, nell'essere schiavo del Suo Piacere e del Suo Potere, della bellezza, e maestosità del Suo Godere... Riconosce.. di non potere essere che schiavo.. e sperare di poter servire una così SUBLIME PADRONA. Anche se è un coglione, e non capisce un cazzo.

l'imbroglio, del "vedo il film-non vedo il film"... mostra quanto sia TUTTO da educare, come schiavo. quanto sia coglione, e quanto prenda in giro sè stesso, oltre a tutti gli altri e alla Padrona.

Chiede... umilmente a questa di trattarlo come lo schiavo che deve essere, e come lo schiavo (anzi come la schiavitù, che lo schiavo non fa niente..) che LA fa GODERE. Quelle più forte, assoluta, senza zone franche o simpatie, senza zone indeterminate o stantie, senza mollezze.
In cui naviga quel figuro che esce dalle tenebre da dietro gli angoli... e che dice: Io, io io. Io Io Io.
Che sia, nel Suo Piacere di padrona, solo la voce, la volontà il suono... l'autorità e la Dominazione di Padrona. E i gemiti e i "Sì Signora" dello schiavo.
L'umiliazione dello schiavo, che pianga lacrime salate per la Sua Signora. Per il Piacere della sua Signora. E che questo non La muova a nessuna condivisione o partecipazione, nessun diritto per lo schiavo, ma solo doveri. Sul serio. Altro che cine.


Con mortificazione, Suo.
Mi scusi Signora



diario






Ah, e devo andare quasi sicuramente al mercato.
E non perchè mi manchi Giulio, ma... Per la Padrona...




Grazie per ieri sera.


Adoro... che TU mi tratti PIENAMENTE come SCHIAVO.

PERCHE' TI ADORO, quando mi tratti PIENAMENTE come schiavo:
lo schiavo che TI sono; che Ti appartiene, e che possiedi.


ED ADORO... ADORARTI.








per cui Ti ringrazio. di esserTi








giovedì 24 maggio 2012

Finite







Finite le "vacanze", le sospensioni le difformità, finiti gli ammiccamenti... si torna alla realtà. Non sotterraneamente, ...implicitamente, intimamente o segretamente, ma come realtà di fatto, o esplicitamente 
Materialmente, ed ESCLUSIVAMENTE.






Come realtà esposta, dispiegata, autoritaria e dissoluta.
La schiavitù , la Dominazione, il POTERE di una PADRONA...
su uno schiavo.
Solo. Senza altri abiti, senza mezze misure. Senza remore, senza differimenti, o riferimenti. Solo schiavitù,  
Dominazione SESSUALE.
Brutale. 24/7 come piacere, sessuale, assoluto. Per la Padrona. Continuo. Come possesso di uno schiavo per il proprio piacere, proprio potere.
Per appagare il  proprio sadismo, per godere. Con lui o senza di lui ma di sicuro SU di lui, comunque. E comunque essere Padrona. Godere.
Il dispregio assoluto di ogni regola di reciprocità, cancellazione di ogni uguaglianza.. civile. Bdsm, come regola; godimento, e potere, come capisaldi. Tensione. Come obiettivo Padronale, e giustificazione.


Era ora. Lo schiavo anelava ( anela), -probabilmente- scioccamente, (come tutti gli schiavi)... la Padrona.
(Probabilmente) anche incautamente.
Ad ogni passaggio aumenta la profondità e l'intensità, e la definizione.
Fino ad ora è sempre andato così. E questa REALTà diventa sempre più estesa. Lo schiavo l'... Adora.
Ne sta diventando schiavo. 
Di ogni umiliazione. Di ogni degradazione. 
(Toccare la biancheria della Padrona... poterla sfiorare, riordinare, lavare, gli dà lo stesso piacere -la stessa DIPENDENZA... gratificazione- che egli un tempo PROVAVA nella riuscita di una seduzione, in una seduzione.
Per un paio di mutande -sporche o pulite...- della Padrona. Per delle calze, un reggiseno. Per essere SOTTO la suola delle Sue scarpe. Il piacere o meglio la dipendenza, il dipendere,  dall' essere schiavo e dover servire... LA PADRONA.









martedì 22 maggio 2012

"Cosa fare dello schiavo durante il mese di agosto... "








diceva ieri la Signora...













Ora, lo schiavo comunica apertamente di essersi iscritto (cioè aver fermato il posto) per il periodo 22 agosto -2 settembre. 
E/o di poter andare come servitore dall' 8 al 19 agosto.
Questo se la Padrona volesse andare con un/un'amante in qualche isoletta greca (o altrove) senza avere in mezzo alle palle lo schiavo.  Palle in senso metaforico. Bocce, tette o qualsiasi altro luogo. Piedi. O per qualsiasi altro motivo.
Per l'educazione (più che l'edificazione) dello schiavo, o per qualsiasi altro Suo piacere o ragione.
Grosso modo, andare ad un corso di Vipassana è come (e secondo me indubbiamente meglio che..) andare ad un corso presso l'OWK , e -fra l'altro- costa molto ma molto meno.
Per il letto siamo a posto. Manca solo la frusta ma in fondo, per qualche giorno se ne può (forse) anche fare a meno.
Per il cibo  è MOLTO più rigoroso il corso vipassana del regime Bdsm, o almeno quello a cui si trova inserito lo schiavo. 
Non si mangia nè beve alcunchè dopo le dodici del mattino, fino alla colazione del mattino dopo. Disturba la pratica, cioè la meditazione (o l'esercizio, i doveri, le pratiche del bdsm) perchè diminuisce la concentrazione. L'attenzione. (A ciò che è davvero importante. Distrae, sospende lo "stato meditativo", invece di renderlo assoluto.
Ci si sveglia alle 4,00 del mattino, si pratica (in questo caso si medita..) praticamente  ininterrottamente per 17ore e mezza e poi si va immediatamente a dormire.
Dicesi che chi pratica profondamente ha bisogno di dormir poco. Come nel bdsm.
(o come si dice degli schiavi nel bdsm ).
Non tanto sennò si fa le seghe.
Lo stesso che nel Bdsm praticamente.

Lo schiavo sostiene (forse unico al mondo, e forse solo per lui) la perfetta congruenza (ed utilità, l'uno per l'altro) del vipassana, e del bdsm.
Ha fatto un poco di Vipassana, e vi ha trovato assolutamente utili le esperienze (e naturalmente la pratica, che la teoria è come mettere aria.. nel serbatoio) vissuta nel Bdsm.
Ed ha fatto un poco di Bdsm, e vi ha trovato straordinariamente utile la pratica (la consapevolezza) del Vipassana, la quale sballa più (molto di più) di qualsiasi esperienza con l'acido lisergico o con l'anfetamina.
Non di più delle esperienze mistiche (supportate sempre da una sana pratica vipassana, e dal classico bdsm) ma più del 99,99 per cento delle cose o prodotti conosciuti. Ma lì (nella mistica) siamo nella stessa estrema famiglia (rispetto al normale -ove il "normale " adesso è Beppe Grillo, sciagura.), fratelli.. anche se diversi ed inconfondibili, non scambiabili fra loro.


Lo schiavo chiude l'argomento, assai scabroso. 
E da tutti messo all'indice con orrore.  Come delirante e (o) blasfemo.
(Cosa perfettamente vera: lo schiavo è un cocciuto bestemmiatore.)
(Entrambi, e insieme).


Pone in allegato solo (una parte) del regolamento dei corsi, ludicamente affiancato ad una versione Bdsm (in colore). Cambiano solo i sostantivi: i soggetti.
I verbi, cioè le azioni, il fare, l'essere e gli aggettivi (le qualità), sono esattamente gli stessi.
cioè il signor pippo invece che madama mariuccia, la Signora emme, ma la situazione è la stessa.
Come dicevo.

La Padrona può andare serena con il Suo amante in Scandinavia: se fossi al corso di vipassana, sarei posteggiato lì meglio che in una pensione per cani.
Ai fini propedeutici del Suo servizio, di servirLa come schiavo.

Senza che spenda una lira. Un euro, un cent (finchè Monti non ci spreme i coglioni, altro che milking, tutto, prima di dirci che "la crisi mondiale " non ce la fa fare, e tornare come la Grecia. Alla Lira. Con referendum popolare. Sponsorizzato da Grillo, Viceministro al potere.)

Passo al Vipassana che è meglio.

 







Codice di disciplina per i servitori del Dhamma 
 ( "Bdsm", è lo stesso )


Accettare la guida

I servitori (di Dhamma) devono seguire le istruzioni delle Mistress (dei maestri, degli assistenti e delle commissioni amministrative e di gestione del centro), accettando i consigli, gli ordini,  e la guida di chi è più anziano nella meditazione e nel servizio (della/e Mistress).  Cambiare procedure già sperimentate o avviare progetti senza autorizzazione o contro le indicazioni di tali responsabili causerà confusione, aumento degli sforzi e spreco di tempo e risorse. Insistere nel lavorare indipendentemente da ogni istruzione è in contrasto con lo spirito di (cooperazione e armonia che pervade l’atmosfera di Dhamma) BDSM. Nel seguire le istruzioni, i servitori imparano a rinunciare a preferenze e pregiudizi personali per fare ciò che è necessario per il benessere della Mistress (dei meditatori) e per il funzionamento armonioso ed efficiente (dei corsi e del centro) della relazione e della casa. I problemi dovrebbero essere affrontati apertamente e con umiltà.  I suggerimenti positivi sono sempre benvenuti. (con umiltà è anche sottoscritto in colore.)




Ed adesso ditemi se questo non può essere inserito in qualsiasi contratto... di schiavitù 




 





sabato 19 maggio 2012

Anniversary


















 
Cioè buon… ANNO !
e che sia (Ti sia) un intero anno pieno delle cose che Vuoi e che Vorrai FARE, godere, piacere. Un anno pieno di piaceri, di quelli che si dicono, immaginano, e di quelli che normalmente, pubblicamente non si possono dire.
Piaceri nei luoghi, e dai luoghi, e con i luoghi (Tuoi luoghi) che stamane mi hai fatto baciare, come primo gesto dell’anno. Luoghi Tuoi, di Piacere e Potere, da dove parte la Dominazione che questi luoghi anima e soddisfa.
Che Ti sia un anno di piacere integrale, di dominazione integrale, di Bdsm, di Donna e Padrona integrale.
Che Ti sia un anno pieno (denso), intenso e felice, Padrona.
E a me, per me ciò che corrisponde a questo, nella maniera ugualmente intensa è più totale e integrale che si possa dare.
Non solo negli impegni domestici, e neppure “solo” nel bdsm indoor, o di studio.. pratica e ricerca (che pure ringrazierei, e potrei SOL O ringraziare se fosse pieno; anzi: esclusivo)
-il che non significa che mi diverta. Ma solo che servo, e sono servo a, Te, Padrona e Signora-
ma anche nella dimensione e forma sociale, o… “relazionale”…
Vorrei, se potessi esprimere un auspicio, che fosse pieno di questo. E che fosse solo questo.
Tuo. schiavo per il Tuo Piacere
     DS. SM.

D/s  e  S/m.






         (ed ovviamente Puoi  metterci.. la B... come ogni altra lettera.-






















lunedì 7 maggio 2012

Estetica, e... fiori per Madame













Oggi la Padrona mi ha fatto il dono di rimanere inginocchiato al fianco del suo tavolo mentre pranzava.

Ho potuto esserLe così vicino, guardarLa. (ovviamente dalla vita in giù...) Godermi la Sua PRESENZA, forse un pochino del suo odore, ammirarLa nei suoi abiti (gonne corte..) e guardare le sue calze.
Il Suo Piatto.. e SENTIRLA.. mangiare...

C'è un estetica, in queste situazioni, nel fare queste cose.
C'è un'estetica in molto del BDSM, se non in tutto.

L'estetica è regole, rispetto delle forme, rigore. L'estetica è silenzio, coerenza, armonia.
E' immediatezza e distanza, vuoto e buio, o luce abbacinante.
L'estetica è il piacere autocompiacentesi, e lo sguardo aristocratico su merda e sputo.

L'estetica E' il potere, il subirlo, e la Dominazione.
L'Estetica è esigente;. Non ha fretta,  non è generica o approssimata.
per quanto possa essere assolutamente poco formale.
un ramo troncato da uno svettatoio, solo con un fiore e le foglie destinate a morire, non ha nessun rigore formale, in una composizione di ikebana. E' la nudità, la solitudine la morte e la vita che lo fanno un canto, una vita appena  neonata, e una gola squarciata.








L'estetica è avere uno schiavo in ginocchio, mentre si mangia. Mentre la Padrona pensa al suo piatto, al cibo, ai sapori che osserva. A seguire i sentieri e le sensazioni, seduzioni del gusto (ricordi, refrain), con uno schiavo inginocchiato per terra, volutamente (CONSAPEVOLMENTE) meno importante di una tegolina, importante come lo spillo che tiene infilzato il ramo, che si guarda, nella composizione che scende sulla tavola, sopra la  la macedonia o il trionfo di frutta, che si sta mangiando.



Quando poi se n'è andata, mi ha ordinato (e mi ha concesso) di mangiare i suoi avanzi.


Ora, quanto bello è -da un certo punto di vista /altro è la convivialità, l'abitubine o la comodità, ad esempio/- la padrona che mangia da sola, lo schiavo in ginocchio / o in piedi in un altra stanza/, immobile in silenzio che rende onore (o sacralizza/ la Padrona che mangia.
Nessun'altra attenzione, nessun movimento, se non a LEI che assapora il suo pasto. Anche se la posizione, E LO SCHIAVO, è perfettamente inutile ai fini del pasto

E poi, quando la Padrona esce, lo schiavo che si muove e ne prende il piatto con gli avanzi. Quali che siano gli avanzi. E magari in piedi in cucina, o in un angolo, mangia questi in silenzio, concentratissimo... sul pranzo ormai finito.. della Sua Signora.
Sui sapori che ha provato, sui suoi gesti, sul boccone di pane che ha appena sbocconcellato, sull'osso rosicchiato. E ne continua il rito, divinizzando il Suo mangiare. Il suo cibo e il Suo mangiare, La Sua BELLEZZA, di donna in Strada.

Così come sotto il tavolo, dove riceverne un boccone masticato, la saliva e lo sputo, oppure rifiutato.
Come se fosse perfetto (se tutto questo fosse secondario, risibile, inesistente, Provenendo da LEi )

Nella fattispecie, oggi, la Padrona mi ha ordinato di finire, di mangiare delle verdure non solo avanzate, ma che si stavano disfacendo, o prendendo un gusto di più che stantio, inacidendo.
Che piacere (ovvero che Bellezza, che di nessun piacere si tratta, se non di questa) mettere il cibo avanzato dalla Padrona, tutto, più le verdure in decadimento... tutto nella stessa ciotola (che poi per fortuna di ciotola si trattava, senza badarci), con dei resti di formaggio grana restati in un'altro piatto,  i diversi ingredienti avanzati dal cucinare la cena precedente... mescolare questo senza scegliere, o accettare, scartare alcunchè, senza curarsi della coerenza o dell'insieme finale dei resti pietanze e, senza neppure sedersi, cogliere col cucchiaio dalla ciotola, trovando i sapori della Padrona. Per.. la Padrona.
Lei seduta, che sceglie, lo schiavo in piedi, che non sceglie, e finisce i Suoi scarti. Senza sapere che ha assaporato di più la bontà degli elementi.

C'è un'estetica, nel dismettere la critica (e nel coltivarla con puntualità attenta, della Padrona), nella differenza (differenze) fra Padrona e schiavo.
Un'estetica che non può essere uguale, eppure è la stessa.

Il BDSM è estetica dalle posizioni di comando, dagli ordini di comando, ai segni delle frustate.
al rispetto, verticale ed orizzontale, della gerarchia, alle posizioni per terra o sul divano.
Dalle unghie smaltate della Padrona a quelle rotte di terra del'orto dello schiavo.
Dai rossetti ai moschettoni con cui si attaccano agli anelli i bracciali.

In questo, a mia opinione, è bellissimo e doveroso avere davanti a sè lo schiavo nudo, da punire. Non ci fossero venti gradi sotto zero. uno per le caratteristiche di nudità ed abito, gestite dalla Padrona.
Potrebbero essere l'una o l'altra, alternate (non sempre nello stesso verso) a seconda della situazione. Non sempre necessariamente uguali (spesso diverse) per  loro due.
Due perchè lo schiavo, quando gli si lascia su qualcosa, pensa che probabilmente lì non verrà toccato. Violato, punito. E quindi si crea delle zone franche, nella propria mappa mentale. E dei luoghi dove mettere attenzione, per cogliere o evitare il dolore.
E magari nessuno gli bastonerà mai i piedi, ma è orribile vedere uno schiavo appeso a un trave con orologio da polso e calzini. E scomodo e non gradevole prima legarlo e poi slegarlo per togliergli la maglietta. Fotografarlo in mutandoni e canottiera (anche se alcune volte, rarissime volte) può essere degradante, volutamente degradante, proprio lasciarlo mezzo vestito. O urgente. O indifferente.
Ma in generale, io credo alle punizioni nudo, ed alle sessioni educative. Nonchè a quelle vintage, e a quasi tutto il resto. Nudo e accessibile ovunque. Anche perchè si sente (ed è) più vulnerabile. meno protetto, meno difeso. Dagli sguardi ai pizzicotti alle fruste, ai morsetti o mollette.

ma questo è un discorso sull'estetica, che come diceva Fabrizio diventa l'angolo con cui si tiene piegato il braccio, ed è un discorso ed un percorso lungo, che conduce alla dominazione ed al controllo (all'educazione) corporale. Alle posizione e alle posture. Angoli, linee, curve.
Prendere, obbligare TUTTA l'attenzione dello schiavo, applicazione obbligo concentrazione (progressiva, che non si nasce atleti o ginnasti) come nel Kuchipudi, quella danza indiana in cui si controlla, e si muovono diversamente e contemporaneamente, per ragioni precise e diverse, TUTTE le articolazioni di tutte le dita delle mani, tutte le articolazioni del corpo, i muscoli gli occhi e perfino i diversi anelli della spina dorsale, e tutti imovimenti creati da questi movimenti insieme. Che si modificano una volta ogni secondo, ogni due secondi.


Considerazioni sull'estetica oggi. E sull'appartenenza, di tutto il corpo e di ogni cosa ogni movimento o postura dello schiavo, alla Padrona. E sulla totale attenzione a tutto questo, e a LEI.
Che Le è dovuta, deve esserle donata e tributata, dallo schiavo.
Pena la frusta. E a questo puntto le frustate diventano centinaia di milioni, al giorno.








































sabato 5 maggio 2012

Post (antelucano) di stamani





postavo ieri.
Cioè.. finivo ieri; concludevo ieri.



Ora ci sono stati i fatti, ed anche le conclusioni..
Ieri sera ho passato 8 ore chiuso in macchina, di cui sei a guardare il culo di una Punto blu,
posteggiata davanti a me. Perfettamente illuminata dai lampioni dell'illuminazione stradale, in una stradina laterale.
Più un'altro paio a piedi o in autobus, per rientrare alle quattro di mattina. dalle sei di sera.
Fine della serata. Senza mingere, bere o mangiare.

Il che richiede poche righe, per essere adeguatemente riassunto.
Nè ha alcunchè di drammatico, di notevole, o di sconvolgente.
Cioè una sera normale, banale. molto banale.
Il tutto non è niente di strano, per uno schiavo.
Anzi diciamo che è assolutamente possibile per uno schiavo. Anzi, potremmo dire che è il possibile quotidiano, per uno schiavo.
Anzi diciamo che è il normale possibile anche per un sacco di gente normale, senza essere schiavi.
C'è chi lo fa normalmente solo per andare a tuffarsi in una tinozza chiamata mare, d'estate. Nei week-end d'estate. Per cui lasciamo stare Amnesty International ed i contratti dei sindacati.
Il problema è che la gente normale quando gli accade così si incazza come una iena.

E ad uno schiavo è proibito incazzarsi, ma proprio per statuto.
Restando chiaro che la Punto ha un culo orribile, anche studiato per ore.
Anche studiato per ore senza mingere e senza mangiare. Anche posteggiata davanti in una stradetta laterale. Ma su questo non ci piove. La Fiat fa macchine orribili: punto. Appunto.


Ora, posto che questo è il possibile QUOTIDIANO (o uno dei possibili quotidiani) dell'essere schiavo, che cosa se ne può dire?








Che non c'è nulla in questo che non possa essere, che non debba accadere. Basta non pensare che sia una cosa entusiasmante, eccitante, o frizzante. Ma non sta scritto da nessuna parte che uno SCHIAVO debba vivere cose entusiasmanti o eccitanti. ANZI. E l'anzi va sottolineato.
Uno schiavo non "deve" proprio, ma proprio per nulla e da nessuna parte.
Basta infatti non pensare.. che sia così. 
E non tanto per la possibilità di mingere, o la possibilità di mangiare: risibili cose, dette per far colore, e che uno schiavo non ha nessuna ragione di pensare che gli debbano venire considerate. Anzi.
Ed anzi sottolineato TRE VOLTE. Quattro, sei.
Basta considerarla come una serata eccitante come è eccitante rammendare calzini, o entusiasmante come pulir canne fumarie, stuzzicante come vuotare con i denti il vascone delle carpe morte.
E' stata una serata particolare.

Non c'è dubbio che ne abbiamo vissute di più movimentate o particolari, originali.
Dunque, otto ore in automobile per fare trentadue chilometri... non è un gran viaggio.
Ritornare a casa con il buco notturno degli autobus perdendoli per di più per un minuto... non è che faccia diventare la serata ancora più interessante. Dover decidere se ritornare a piedi, stare in auto altre TRE ORE, o scavalcare cavalcavia per cercare autobus senza tabelle degli orari... non rende interessante neanche sapere quale sia stata la soluzione. Forse tutte tre insieme, sbagliandone una dietro l'altra.

Il problema, finale, non è che lo schiavo si sia annoiato.
E' abbastanza abile o capace di non annoiarsi neanche se l'avessero messo con la testa nel vano motore, ed inventarsi la serata.
Il problema non è neanche che non si sia appassionato (appassionato a cosa poi? al culo... della Punto? Non ha niente di appassionante): questo sono solo cazzi suoi. (Vedasi il paragrafo sul piacere, o sull'eccitazione.). Divertito o eccitato. Irritato, annoiato. Il problema è non "immaginarlo" appassionato (divertito, o irritato.). Il problema è immaginarlo come un vano motore, o con la faccia come il culo di una Punto rispecchiato. Ed allora lo si vede.
Il Bello, il significativo l'eccellente sarebbe che La Padrona a questo, di questo, si fosse gratificata e divertita. Oltre che delle Sue cose. Ma uno schiavo non può sempre divertire o appagare la Padrona, per cui questa ipotesi può andare serenamente buca.
E può essersene strafregata. Rammaricata, annoiata. Dimenticata o trascurata: può qualsiasi cosa.
E l'unica cosa magnifica (forse), per lo schiavo, è NON SAPERLO.
Ma noi ce ne strafottiamo di cosa sia magnifico per lo schiavo. Per fortuna . E quindi può accadere (rgli) QUALSIASI cosa. Può saperlo o non saperlo, chiederselo e saperlo, o non saperlo, o non chiederselo e viceversa. PER FORTUNA non ce ne frega un cazzo, non abbiamo problemi di sorta.
Questo è il bello di Padroni (PADRONE) e schiavi: che la cosa è risolta totalmente, a priori.





E quindi cosa rimane, per lo schiavo? Una cosa negativa (al di là dell'arco dell'intera nottata).
E di cui in parte non è colpa di nessuno, e neanche di lui.
E cioè che riteneva la sera di dover essere sveglio, per la Padrona. Per qualcosa. Per LEI.
Cosa che non è stata affatto vera. E così, avendo lavorato la sera prima fino alle 11 e mezza, ed essendosi alzato alle cinque, alle cinque del pomeriggio, avanti un crollo dovuto anche a com'era andata la giornata, si è fatto un mezzo caffè per la sua Signora.
Così, complice la comodità della macchina, la luce dei lampioni e chissà.. forse il numero di targa della punto... complici gli autobus scomparsi ed il rientro a nuoto... è finita che questa notte ha chiuso l'occhio per un'ora e ventotto minuti.
Cosa che lo entusiasma assolutamente poco.
Avendo il dovere oggi -nella sua testa, da casso- di FINIRE L'ORTO. Il dovere per altri di lavorare del suo lavoro, ed il dovere... civico oltrechè sottomesso, di pulire la bottiglia di Verduzzo esplosa sui mobili della cucina della Padrona, bucati vari e cento lavori trascurati.
E vede sorci verdi di mattina, e li vedrà tutto il giorno, non essendo abilissimo nel sonno diurno.
Anzi per niente. Anzi per nientissimo quando non ha dormito e ha del caffè in corpo.
Più l'inamovibile culo della punto, chefarebbe esasperare un santo. E di cui ha fatto una fatica ininterrotta e boia per non fissarsi nella retina e nella mente i numeri della targa, che gli sarebbero venuti in mente il giorno del giudizio universale.

Insomma, una serata particolare. Una notte... insonne. Otto ore di macchina per trenta chilometri; più tre opzionali.
Il culo della punto in via adua, o adis abeba.
Per tornare a piedi.
Sere da schiavi.

Sperando che così almeno vengano riconosciute (e se fosse magnifico apprezzate. Godute)
dalla Padrona. E non come una sera emozionante od appassionata. Incuriosita, desiderosa di qualcuno, di qualcosa. L'unica cosa che si bramava era il letto, e pisciare.
Non è venuto nè l'uno nè l'altro.
Poco male. E' PERFETTAMENTE essere schiavo. Della Padrona.
Ah, e che il fuoco di Armaggedon distrugga tutte le Punto, in tutte le vie di Adis Abeba.


Ne verrà solo una giornata di umore più di grigio, ma per non avere dormito. Per gli autobus delle tre del mattino, per l'orto da finire di malumore.
Nient'altro.

Si spera che per la Padrona sia stata una bella serata.

Ma... Non è necessario che lo sappia, postavo ieri. O forse è bello che non lo sappia (perchè non tutto deve quadrare, per uno schiavo. Non tutto deve sapere. Anzi nulla, o quasi. Deve solo essere schiavo della Padrona. E questo deve essere tutto, per lui. Non le ragioni. I motivi, le sucessioni. Gli eventi.
Essere schiavo, e non avere valutazioni. Non potersi permettere valutazioni.
Nè saperi. Nè vederi. Questi devono appartenere alla Padrona.
(Così) non c'è conflitto di valutazioni.

Buona giornata a Lei. Che dorme ancora.











Vado a zappare. Che è quasi ora in cui si può far rumore.
Sarà una giornata piena. E dura, credo.
prima svengo, e meglio è.
Purtroppo per me.







In tutto questo, lo schiavo COMUNQUE ringrazia La Padrona. Per averlo portato con sè. Per averlo VOLUTO, anche se per sei ore praticamente nel posto di Aldo morto. Ed anche per questo: perchè questo (anche questo- o precisamente questo? chi lo sa...-) lo fa schiavo, cioè Suo.
E questo è meraviglioso. EsserLe. AppartenerLE.
Grazie Padrona. Grazie per avermi. Volermi. Tenermi .

Grazie in ginocchio, davanti ai Tuoi piedi. Se.. Vuoi,  se lo permetti.
Tuo. così.
Ai Tuoi piedi, prostrato. Nudo, per servirTi.