sabato 5 maggio 2012

Post (antelucano) di stamani





postavo ieri.
Cioè.. finivo ieri; concludevo ieri.



Ora ci sono stati i fatti, ed anche le conclusioni..
Ieri sera ho passato 8 ore chiuso in macchina, di cui sei a guardare il culo di una Punto blu,
posteggiata davanti a me. Perfettamente illuminata dai lampioni dell'illuminazione stradale, in una stradina laterale.
Più un'altro paio a piedi o in autobus, per rientrare alle quattro di mattina. dalle sei di sera.
Fine della serata. Senza mingere, bere o mangiare.

Il che richiede poche righe, per essere adeguatemente riassunto.
Nè ha alcunchè di drammatico, di notevole, o di sconvolgente.
Cioè una sera normale, banale. molto banale.
Il tutto non è niente di strano, per uno schiavo.
Anzi diciamo che è assolutamente possibile per uno schiavo. Anzi, potremmo dire che è il possibile quotidiano, per uno schiavo.
Anzi diciamo che è il normale possibile anche per un sacco di gente normale, senza essere schiavi.
C'è chi lo fa normalmente solo per andare a tuffarsi in una tinozza chiamata mare, d'estate. Nei week-end d'estate. Per cui lasciamo stare Amnesty International ed i contratti dei sindacati.
Il problema è che la gente normale quando gli accade così si incazza come una iena.

E ad uno schiavo è proibito incazzarsi, ma proprio per statuto.
Restando chiaro che la Punto ha un culo orribile, anche studiato per ore.
Anche studiato per ore senza mingere e senza mangiare. Anche posteggiata davanti in una stradetta laterale. Ma su questo non ci piove. La Fiat fa macchine orribili: punto. Appunto.


Ora, posto che questo è il possibile QUOTIDIANO (o uno dei possibili quotidiani) dell'essere schiavo, che cosa se ne può dire?








Che non c'è nulla in questo che non possa essere, che non debba accadere. Basta non pensare che sia una cosa entusiasmante, eccitante, o frizzante. Ma non sta scritto da nessuna parte che uno SCHIAVO debba vivere cose entusiasmanti o eccitanti. ANZI. E l'anzi va sottolineato.
Uno schiavo non "deve" proprio, ma proprio per nulla e da nessuna parte.
Basta infatti non pensare.. che sia così. 
E non tanto per la possibilità di mingere, o la possibilità di mangiare: risibili cose, dette per far colore, e che uno schiavo non ha nessuna ragione di pensare che gli debbano venire considerate. Anzi.
Ed anzi sottolineato TRE VOLTE. Quattro, sei.
Basta considerarla come una serata eccitante come è eccitante rammendare calzini, o entusiasmante come pulir canne fumarie, stuzzicante come vuotare con i denti il vascone delle carpe morte.
E' stata una serata particolare.

Non c'è dubbio che ne abbiamo vissute di più movimentate o particolari, originali.
Dunque, otto ore in automobile per fare trentadue chilometri... non è un gran viaggio.
Ritornare a casa con il buco notturno degli autobus perdendoli per di più per un minuto... non è che faccia diventare la serata ancora più interessante. Dover decidere se ritornare a piedi, stare in auto altre TRE ORE, o scavalcare cavalcavia per cercare autobus senza tabelle degli orari... non rende interessante neanche sapere quale sia stata la soluzione. Forse tutte tre insieme, sbagliandone una dietro l'altra.

Il problema, finale, non è che lo schiavo si sia annoiato.
E' abbastanza abile o capace di non annoiarsi neanche se l'avessero messo con la testa nel vano motore, ed inventarsi la serata.
Il problema non è neanche che non si sia appassionato (appassionato a cosa poi? al culo... della Punto? Non ha niente di appassionante): questo sono solo cazzi suoi. (Vedasi il paragrafo sul piacere, o sull'eccitazione.). Divertito o eccitato. Irritato, annoiato. Il problema è non "immaginarlo" appassionato (divertito, o irritato.). Il problema è immaginarlo come un vano motore, o con la faccia come il culo di una Punto rispecchiato. Ed allora lo si vede.
Il Bello, il significativo l'eccellente sarebbe che La Padrona a questo, di questo, si fosse gratificata e divertita. Oltre che delle Sue cose. Ma uno schiavo non può sempre divertire o appagare la Padrona, per cui questa ipotesi può andare serenamente buca.
E può essersene strafregata. Rammaricata, annoiata. Dimenticata o trascurata: può qualsiasi cosa.
E l'unica cosa magnifica (forse), per lo schiavo, è NON SAPERLO.
Ma noi ce ne strafottiamo di cosa sia magnifico per lo schiavo. Per fortuna . E quindi può accadere (rgli) QUALSIASI cosa. Può saperlo o non saperlo, chiederselo e saperlo, o non saperlo, o non chiederselo e viceversa. PER FORTUNA non ce ne frega un cazzo, non abbiamo problemi di sorta.
Questo è il bello di Padroni (PADRONE) e schiavi: che la cosa è risolta totalmente, a priori.





E quindi cosa rimane, per lo schiavo? Una cosa negativa (al di là dell'arco dell'intera nottata).
E di cui in parte non è colpa di nessuno, e neanche di lui.
E cioè che riteneva la sera di dover essere sveglio, per la Padrona. Per qualcosa. Per LEI.
Cosa che non è stata affatto vera. E così, avendo lavorato la sera prima fino alle 11 e mezza, ed essendosi alzato alle cinque, alle cinque del pomeriggio, avanti un crollo dovuto anche a com'era andata la giornata, si è fatto un mezzo caffè per la sua Signora.
Così, complice la comodità della macchina, la luce dei lampioni e chissà.. forse il numero di targa della punto... complici gli autobus scomparsi ed il rientro a nuoto... è finita che questa notte ha chiuso l'occhio per un'ora e ventotto minuti.
Cosa che lo entusiasma assolutamente poco.
Avendo il dovere oggi -nella sua testa, da casso- di FINIRE L'ORTO. Il dovere per altri di lavorare del suo lavoro, ed il dovere... civico oltrechè sottomesso, di pulire la bottiglia di Verduzzo esplosa sui mobili della cucina della Padrona, bucati vari e cento lavori trascurati.
E vede sorci verdi di mattina, e li vedrà tutto il giorno, non essendo abilissimo nel sonno diurno.
Anzi per niente. Anzi per nientissimo quando non ha dormito e ha del caffè in corpo.
Più l'inamovibile culo della punto, chefarebbe esasperare un santo. E di cui ha fatto una fatica ininterrotta e boia per non fissarsi nella retina e nella mente i numeri della targa, che gli sarebbero venuti in mente il giorno del giudizio universale.

Insomma, una serata particolare. Una notte... insonne. Otto ore di macchina per trenta chilometri; più tre opzionali.
Il culo della punto in via adua, o adis abeba.
Per tornare a piedi.
Sere da schiavi.

Sperando che così almeno vengano riconosciute (e se fosse magnifico apprezzate. Godute)
dalla Padrona. E non come una sera emozionante od appassionata. Incuriosita, desiderosa di qualcuno, di qualcosa. L'unica cosa che si bramava era il letto, e pisciare.
Non è venuto nè l'uno nè l'altro.
Poco male. E' PERFETTAMENTE essere schiavo. Della Padrona.
Ah, e che il fuoco di Armaggedon distrugga tutte le Punto, in tutte le vie di Adis Abeba.


Ne verrà solo una giornata di umore più di grigio, ma per non avere dormito. Per gli autobus delle tre del mattino, per l'orto da finire di malumore.
Nient'altro.

Si spera che per la Padrona sia stata una bella serata.

Ma... Non è necessario che lo sappia, postavo ieri. O forse è bello che non lo sappia (perchè non tutto deve quadrare, per uno schiavo. Non tutto deve sapere. Anzi nulla, o quasi. Deve solo essere schiavo della Padrona. E questo deve essere tutto, per lui. Non le ragioni. I motivi, le sucessioni. Gli eventi.
Essere schiavo, e non avere valutazioni. Non potersi permettere valutazioni.
Nè saperi. Nè vederi. Questi devono appartenere alla Padrona.
(Così) non c'è conflitto di valutazioni.

Buona giornata a Lei. Che dorme ancora.











Vado a zappare. Che è quasi ora in cui si può far rumore.
Sarà una giornata piena. E dura, credo.
prima svengo, e meglio è.
Purtroppo per me.







In tutto questo, lo schiavo COMUNQUE ringrazia La Padrona. Per averlo portato con sè. Per averlo VOLUTO, anche se per sei ore praticamente nel posto di Aldo morto. Ed anche per questo: perchè questo (anche questo- o precisamente questo? chi lo sa...-) lo fa schiavo, cioè Suo.
E questo è meraviglioso. EsserLe. AppartenerLE.
Grazie Padrona. Grazie per avermi. Volermi. Tenermi .

Grazie in ginocchio, davanti ai Tuoi piedi. Se.. Vuoi,  se lo permetti.
Tuo. così.
Ai Tuoi piedi, prostrato. Nudo, per servirTi.





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